LA PASSIONE DEL VENERDI’ SANTO

 

Gli ultimi momenti della vita di Gesù vengono raccontati in un contesto unico ed emozionante. Le piazze di Gesualdo diventano la scenografia che accoglie il processo, la flagellazione e lo dolorosa ascesa al monte Golgota.

Ai piedi del castello che fu dimora del madrigalista Carlo Gesualdo va in scena l’atto finale: la crocifissione. Un coinvolgente dramma in cui si intrecciano la tragedia e la speranza della vita eterna.

Gesualdo (AV) – Venerdì 19 Aprile – a partire dalle ore 21:30.
Evento promosso da Pro Loco Gesualdo AVAstrea GesualdoPubblica Assistenza Gesualdo ANPAS, associazione cavalieri di Gesualdo con il patrocinio del comune di GESUALDO.

La rappresentazione della Passione di Cristo fu concepita per la giornata del “Venerdì Santo” di Pasqua nei primi anni 2000.

Ideata, curata e sceneggiata dal comitato “Venerdì Santo” composto da Franco Caracciolo, Gerardo D’addese, Raffaele La Torre, Raffaele Fulchini, con la partecipazione fondamentale del “Coro di Santa Maria delle Grazie”, organizzato da Tecla Solomita (costumista), della “Gioventù Francescana” e della pro-loco “Movimento Giovanile”.

Ultima edizione 2011.

 

CARLO GESUALDO E RITI DEL VENERDI SANTO DI GIOVANNI SAVIGNANO

l Principe musicista Gesualdo fu autore anche di musica sacra dedicata alla Pasqua: il Tenebrae-Responsoria per Giovedì, Venerdì e Sabato santo In Carlo Gesualdo, lo sconvolgimento dell’osservanza cattolica compositiva in ambito liturgico, appena annunciato nelle Sacrae Cantiones, si realizzava in modo impressionante nei Responsoria per la Settimana Santa: una triste ed aspra meditazione sulla Passione di Cristo, legata alla più luttuosa liturgia cattolica. I ventisette brani che compongono l’ufficio delle Tenebrae sono appunto da cantarsi al calare della notte della vigilia dei giorni santi. Un canto liturgico nato nel Medioevo nel quale, in origine, l’officiante dialoga con l’assemblea dei fedeli, un modulo che successivamente subisce trasformazioni ed è stato musicato in modi diversi. Alla drammaticità dei testi si aggiungeva la suggestione rituale: spenti uno dopo l’altro i quindici ceri disposti nel coro a forma di triangolo, la chiesa sprofondava in una totale oscurità.

Nei Responsoria di Carlo Gesualdo affiorano le emozioni religiose che scaturiscono dal mistero della redenzione e della tormentata “estasi gesualdiana”. Carlo trasferisce in ambito sacro i procedimenti adottati nelle sue raccolte madrigalistiche e sembra rivivere in prima persona le sofferenze di Cristo. Le scarse testimonianze relative agli ultimi anni di vita del Principe ci mostrano un uomo sempre più in pena per le sue gravi, continue indisposizioni e malattie. Carlo manifesta un vero parossismo penitenziale: mezzo di grazia diventano la sofferenza e le macerazioni corporali, secondo i più estremi modelli del “masochismo cristiano “. Il Principe riattraversa nella contemplazione del lento consumarsi del corpo, il percorso della Passione di Cristo sofferente. Attraverso queste opere sacre straordinarie, veri e propri inni alla misericordia divina, Carlo tenta di rimeritare un paradiso perduto, la speranza nell’aldilà, nel Dio misericordioso. Il principe non aveva mai perso la fede in Dio, rispettava la Sua volontà e conosceva la rassegnazione cristiana. Qualcuno ha definito i Responsoria quale capolavoro assoluto del Tardo Rinascimento.