VAMPALERIE DI SANT’ANDREA

Il rito dei Falò (30 Novembre) nasce dalla devozione verso Sant’Andrea Apostolo, la cui festa cade alle soglie dell’inverno. Il Culto del Santo si radicò a Gesualdo sul finire del 500 per l’adorazione di una sacra reliquia (il Braccio di Sant’Andrea) donata da Eleonora Gesualdo, badessa del Monastero del Goleto, al fratello Principe Carlo.

La preziosa reliquia è incastonata in una piccola scultura rivestita in argento ed è custodita e venerata nella Chiesa Madre di San Nicola.

L’origine del Rito dei Falò.

Gli antichi riti pagani propiziatori unirono, con la diffusione del cristianesimo, l’invocazione degli spiriti benigni della natura con il culto religioso verso una figura immateriale che ne rappresentasse la divinizzazione. Nella cultura cristiana la figura divina Sant’Andrea Apostolo incarna il simbolo della luce, che rompe le tenebre esorcizzando la paura del cupo inverno alle porte; l’accensione di falò in suo onore rappresenta un atto di fede e un’invocazione contro la paura dell’oscurità e un rito pagano che fortifica lo spirito solidale delle genti contro le avversità. A Gesualdo, sacro e profano si fondono agli inizi dell’800 quando un grande albero di tiglio posto nell’odierna piazza Umberto I, venne abbattuto per ricavare il legno necessario alla realizzazione di una statua da dedicare al santo della croce. Il legno rimasto venne ammassato su una pila e dato alle fiamme per un grande falò (Vampàleria, in dialetto gesualdino). Da allora, questo rito si è rinnovato ogni anno, senza mai fermarsi neanche di fronte ai drammi dei vari terremoti o delle guerre, perché insito nell’animo gesualdino e nelle sue credenze.


PASSIONE DEL VENERDÌ SANTO

La Passione di Cristo, nata alla fine degli anni 90, è diventata sin dalla sua prima edizione una manifestazione di straordinario richiamo grazie alla splendida suggestione e pathos dell’ambientazione nel centro cittadino.

Gesù è condotto in catene davanti al palazzo di Pilato (il Cappellone) dove è accusato, processato, flagellato e condannato a morte. Ha inizio la breve “Via Crucis” che, facendosi strada fra la folla degli spettatori, conduce al Castello, il luogo scelto per rappresentare il Calvario. Giochi di luce meravigliosi, musiche coinvolgenti tratte dalle opere dedicate alla Pasqua del Principe dei musici Carlo Gesualdo, effetti speciali abilmente orchestrati, amplificano l’impatto emotivo delle scene finali della rappresentazione, curate in ogni particolare, in cui Gesù viene crocifisso.

La manifestazione patrocinata dalla Parrocchia dei S.S. Nicola di Bari e Antonino Martire coinvolge nell’organizzazione tutte le associazioni del posto.

A causa di problemi organizzativi, l’evento non si ripete con regolarità.

L’ultima edizione si è svolta nel 2011


PALIO DELL’ALABARDA

La manifestazione rievoca un importante avvenimento della storia della città di Gesualdo: il perdono fra il Principe Carlo Gesualdo ed il figlio Emanuele avvenuto il 2 Marzo 1609.

Lo storico perdono è ricostruito sul sagrato del Cappellone in uno scenario bellissimo e con la partecipazione di oltre 200 figuranti, comprendenti le due coppie di principe Carlo Gesualdo ed Eleonora d’Este, Emanuele Gesualdo e Polissena Furstemberg, due Cardinali, le coppie di nobili dei 4 quartieri (Canale, Cappuccini, Fiera, Piazza), arcieri, alabardieri, cavalieri, sbandieratori, tamburini e trombettieri. La storia narra che il principe Carlo per esprimere la sua gioia istituì il Palio dell’Alabarda che tutt’oggi è disputato tra i cavalieri dei quattro borghi con una gara di tiro con l’arco e con una giostra di cavalieri. L’evento ideato e promosso dalla Proloco Civitatis Iesualdinae è stato tra i più seguiti ed imitati nell’intera Provincia di Avellino.

Ultima edizione 2006